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Francia, gli ex juventini Ravanelli e Ventrone accusati di doping per il loro Ajaccio

Fabrizio Ravanelli (getty images)

Fabrizio Ravanelli (getty images)

 

AJACCIO DOPING RAVANELLI VENTRONE – Fabrizio Ravanelli dalla scorsa estate è il nuovo allenatore dell’Ajaccio, club della Ligue 1, dopo che la scorsa stagione è stato il tecnico delle giovanili della Juventus. Insieme a lui nell’avventura francese c’è il preparatore Giampiero Ventrone, un grande passato in bianconero, con Marcello Lippi. Al termine dell’incontro contro il Rennes della settimana scorsa, 22 giocatori della Ligue 1 sono stati controllati all’antidoping, ma l’obiettivo vero erano quelli del club corso. Il quotidiano ‘L’Equipe’ muove alcune illazioni sui metodi del preparatore Ventrone, accusato di far prendere ai giocatori sostanze proibite. Ravanelli, dal canto suo, respinge tutte le accuse: ”Io credo in un calcio pulito, pratico lo sport pulito. A Marsiglia ai miei tempi un solo giocatore ebbe problemi con un controllo: non ero io.Tutto questo mi fa male, soprattutto fa male alla mia famiglia, a mia moglie, a mio figlio, a mia madre. Le sostanze di cui si parla sono tutte lecite, si comprano al supermercato. Noi facciamo soltanto allenamenti duri. A me i controlli stanno benissimo, anzi li vorrei tutte le settimane. I controlli per me sono una cosa normale e più se ne fanno meglio è. Noi usiamo solo integratori, quelli che usano tutte le squadre di calcio. Differenti sono solo i nostri allenamenti, più duri di quelli degli altri. Ma c’è una parola che poi, per quanto mi riguarda, non voglio proprio sentire, né può essere usata nei miei confronti: cocaina. Io sono uno che può andare a testa alta. Ho subito migliaia di controlli e mai nulla è stato trovato contro di me. La cocaina, poi… Io sono un atleta, faccio una vita sana, corro in bicicletta. Da certe cose, da certe ombre non sono mai stato sfiorato e non posso accettare che si sollevino sospetti, non posso accettarlo per me, per la mia famiglia, per le persone che mi vogliono bene. Non posso accettare che la mia immagine venga scalfita”.

Marco Orrù