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Juventus, Conte avvisa tutti: ”Dobbiamo riprenderci l’Europa”

Antonio Conte, con Capello e Guardiola a Dubai (getty images)

Antonio Conte, con Capello e Guardiola a Dubai (getty images)

 

JUVENTUS CONTE – Antonio Conte è ancora in attesa di essere ufficializzato come vincitore del Premio come miglior allenatore dell’anno, ma nella mattinaata di oggi, in una chiacchierata con i giornalisti a Dubai, con Fabio Capello e Pep Guardiola, ha parlato di Juventus, soprattutto in chiave Europa. Ecco le sue parole: ”Il mio futuro? Ora non importa. La Juventus deve riprendersi l’Europa. L’eliminazione dalla Champions è viva nei ricordi. C’è rabbia, siamo usciti in una gara in cui non si è giocato al calcio. Restano campionato, Coppa Italia e Europa League da vincere. E io in testa adesso ho solo la Juve”. Poi Conte parla di varie tematiche legate al calcio: ”Durante la mia carriera mi sono sempre interessato e ho sempre parlato molto con i miei allenatori per capire bene quello che mi e quello che volevo provare a fare. Intorno ai 30 anni, ho iniziato a dare suggerimenti ai compagni già in campo. Poi, da giocatore, ho avuto fortuna di avere tutti i più vincenti tranne Capello. Quando vinci sei bravo e questo mi ha agevolato perché mi sono confrontato con loro. Non essendo dotato, ho basato la mia carriera su corsa e sacrificio. Non sapevo a chi dare la palla a volte. Così, ora da allenatore ho cercato soluzioni per aiutare i meno dotati tecnicamente. Chiedo ai miei calciatori di chiedermi perché facciamo certi schemi, la loro utilità. Quando capiscono lo fanno più volentieri. L’importante è avere società e giocatori di qualità e poi la credibilità che riusciamo ad ottenere presso i calciatori nel portare la nostra idea di calcio. Guardiola è stato un esempio importante per l’idea di calcio col Barcellona e abbiamo studiato quello che ha fatto lui. Le novità nel calcio? A me piacerebbe fare più cambi e avere più giocatori in panchina per avere possibilità in più e gestire meglio la stagione. Con le rose ampie sarebbe meglio. Il time-out? Uno per tempo per permettere ai giocatori di comunicare con la panchina. Il calcio è in evoluzione a me piace studiare”.

Marco Orrù