Mauro bacchetta Ronaldo: «E’ un solista, non un leader. Pensa al suo fatturato»

0
123

Mauro attacca il portoghese: «Non ha fatto male, ha rispettato le attese segnando 97 gol finora. Ma la separazione farà bene ad entrambe le parti».

Ilaria D'Amico moglie Buffon
Ilaria D’Amico, moglie di Buffon, con Mauro e Marchegiani

«Ronaldo non è mai stato un leader dove ha giocato e non lo sarà mai. È un’azienda e per lui è più importante il suo fatturato che il fatturato della squadra. È fatto così, non è che prima fosse un leader alla Maradona e ora sia cambiato. Cristiano non trascina i compagni, Cristiano vuole che i compagni gli diano la palla per far gol. Un grande solista, non uomo squadra». Parole di Massimo Mauro in un’intervista alla Gazzetta dello Sport. ««A livello personale ha fatto bene, segnando 97 gol in tre anni. Non gli si può certo dire di non aver mantenuto le attese. Ed è enorme a livello di marketing. Dal punto di vista dei risultati sportivi però la Juve con lui non ha fatto meglio rispetto al passato, anzi peggio in Champions. Per questo è meglio per entrambi che le strade si separino: Ronaldo può iniziare una nuova tappa altrove, la Juve si toglie un impiccio finanziario enorme».

LEGGI ANCHE >>> Calciomercato Juventus, seguito il nuovo Pogba. Gioca nell’Ajax

Mauro su Pirlo e Dybala

Calciomercato Juventus
Dybala / Getty Images

Mauro poi continua la sua analisi passando a Pirlo. «Ha dimostrato di avere grande personalità anche in panchina. E’ la cosa più importante per allenare una squadra che deve vincere tutto. Per come si è fatto ascoltare dai giocatori, per le decisioni che ha preso quando ci sono state le “marachelle”. Per l’atteggiamento nei confronti dei capricci delle star. I tre della cenetta li ha messi fuori lui in prima persona, non delegando alla società». Chiusura su Dybala. «Vero problema per la Juve, perché la situazione economica delle società è complessa mentre i giocatori che devono rinnovare continuano a chiedere soldi come se non fosse successo nulla. Lui come Donnarumma dovrebbero capire che il momento è cambiato. Io spero che i club facciano qualcosa, un “cartello” per limitare gli stipendi. Ma so che è difficile».