Minacce a Pirlo, lo sfogo del figlio: quando i social nuocciono alla salute

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Minacce a Pirlo, lo sfogo di Nicolò, minorenne, dopo le vergognose parole ricevute su Instagram. Quando i social nuocciono alla salute

Pirlo / getty Images

Ci sarebbe un limite a tutto. Che però è stato superato. Da molto tempo ormai. E qualcuno forse se n’è accorto, ma altri meno. Quello che oggi ha denunciato il figlio di Andrea Pirlo, Nicolò, è qualcosa che va oltre la decenza umana. Qualcosa di inspiegabile per chiunque. E non ci si capacita come possa davvero succedere.

Ha utilizzato Instagram per sottolineare come lui stia ricevendo delle minacce di morte. Un ragazzo di 17 anni. Che potrebbe essere il figlio di chiunque di noi. Che evidentemente ha paura. Perché se ricevi un messaggio del genere, un po’ di timore ti viene. Un qualcosa che va oltre il calcio. Servirebbero misure e controlli per questi idioti. Nullafacenti di professione.

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Minacce a Pirlo, prendere l’esempio della Premier League

Premier League (getty images)

Proprio ieri la Premier League, in sintonia con tutti i club, ha deciso per il blackout di tutti gli account social delle squadre professionistiche per il prossimo fine settimane. Gli insulti razzismi – altri dementi – che continuano a invadere le bacheche e i post dei club sono all’ordine del giorno. In Inghilterra avevano anche scritto a Twitter e Facebook per cercare di calmare la situazione. Ma dallo scorso febbraio nessun provvedimento, nel frattempo, è stato preso. Da qui la decisione. Giusta. Corretta. Da applaudire. Per far capire ai padroni dei social che serve qualcosa di più di quello che fanno. Non è possibile avere paura di pubblicare una foto, di scrivere un commento, di prendere una posizione su qualunque argomento, e rischiare di essere insultati, minacciati, derisi.

Bisognerebbe prendere l’esempio delle squadre inglesi. Che oscureranno  i propri profili. Niente più notizie, niente più attesa per le formazioni ufficiali, niente retroscena e niente inediti per un intero weekend. Chissà se qualcuno capirà che non si può andare avanti in questo modo. Le minacce a Nicolò – al quale va tutta la nostra solidarietà – fanno pensare e fanno porre una domanda: ma davvero siamo arrivati a questo?