Oggi andiamo ad analizzare il 2025, anno solare, della Juventus tra top e flop. In testa troviamo Francisco Conceicao e Kenan Yildiz, mentre Dusan Vlahovic è bocciato.
Tutto sull’anno dei bianconeri, sperando che il 2026 sarà meglio di questo.
Andiamo ad analizzare, nome per nome, tutti i bianconeri che hanno indossato la maglia in questi ultimi 12 mesi.
Sarà lui il portiere della Juventus nel futuro? Quest’anno ha dato una risposta a questa domanda, con un pesante no. Non si è rivelato all’altezza dei bianconeri, nonostante qualche prova anche di spessore, guardare Real Madrid-Juventus per credere. L’idea è che il prossimo anno si troverà un primo portiere che dia maggiori garanzie e che lui non accetterà di fare il secondo come è anche giusto che sia. Strade destinate a dividersi.
Professionista esemplare, gioca poco ma quando viene chiamato in causa risponde sempre con ottime prove. Diverse volte arriva l’impressione che sarebbe meglio puntare su di lui che su Di Gregorio ma puntualmente gli allenatori della Juventus, tre in questo 2025, continuano a cambiare idea. Una certezza tra i pali, solido nelle uscite, intelligente nella gestione della difesa e sicuramente in grado di infondere sicurezza nei suoi. Indispensabile.
Partite di Carlo Pinsoglio nel 2025, zero; voto, 10. Uomo spogliatoio, fondamentale per questa squadra, uno degli uomini di maggiore esperienza nel gruppo. E poi insomma, Carlo è anche simpaticissimo e non merita nemmeno un voto di meno.
Renato Veiga arriva in prestito secco a gennaio e rimane sei mesi alla Juventus, poi i bianconeri, che lo volevano confermare, non riescono a trovare l’accordo col Chelsea che praticamente lo regala al Villarreal. Caso vuole che proprio con il sottomarino giallo segni il gol dell’1-1 nel tempo di recupero di una sfida di Champions contro i bianconeri. Sarebbe stato non utile quest’anno, di più.
Gli errori di Federico Gatti sono sotto gli occhi di tutti, così come la grinta e la voglia oltre i gol. Quello in rovesciata con il Villarreal è straordinario, da attaccante vero. Uomo serio e di personalità è fondamentale e sebbene qualche svarione ci sia stato merita rispetto e fiducia. Salta l’ultimo periodo per un infortunio al ginocchio.
Gleison Bremer è l’unico in grado di trasformare la Juventus da buona squadra a ottima squadra. Sposta tantissimo e al centro della difesa è un gigante, anche se la prima partita la gioca a settembre a fronte della rottura del crociato arrivata a ottobre 2024. Proprio sul più bello, quando sembrava pronto a ridominare il campionato, si fa male al menisco. Tornato da pochissimo ha dimostrato di essere un calciatore indispensabile, sette sulla fiducia che merita tutto.
Gioca a destra e sinistra, al centro e da braccetto, addirittura da esterno a cinque. Lo fa sempre con applicazione, certo alcuni ruoli, come l’ultimo, gli riescono meno bene, ma non manca mai la prestazione, la volontà di farla. Sull’uomo è praticamente perfetto, ma la sensazione è che manchi davvero pochissimo per vederlo passare da ottimo difensore a campione assoluto, anche se quando sembra fare il salto poi ricasca di fronte a qualche insicurezza che però gli concediamo. Unica cosa buona lasciata in eredità dalla coppia Giuntoli-Motta.
Daniele è una leggenda della Juventus, inutile dirlo, uno che quando c’erano Bonucci, Barzagli e Chiellini giocava 15-20 partite l’anno senza farli rimpiangere. L’anno scorso era in prestito all’Ajax, ma quest’anno Tudor decide di confermarlo e lui risponde presente quando necessario. Peccato per due infortuni, uno recentissimo, che lo bloccano perché quando ha giocato centrale della difesa a tre ha dimostrato che non ce n’è per nessuno.
Come Bremer anche lui viene da un brutto infortunio e come Bremer anche lui si ferma nuovamente appena rientra in campo. Nonostante questo dimostra di poter fare la differenza, di lui Spalletti dirà che sembra davvero un treno, peccato però che poi in fase difensiva compie diversi disastri come contro il Napoli quando Luciano lo cambia nell’intervallo. I due gol contro Atalanta e Bologna, in fotocopia, alzano il voto.
In estate sembrava davvero essere una freccia pronta a esplodere, Tudor però lo mette da parte molto presto soprattutto dopo una partita, diciamolo però fuori ruolo a sinistra, contro il Genoa in cui Ellertsson, non proprio Garrincha, lo manda in tilt. Spalletti non lo fa giocare mai, nemmeno in Coppa Italia dove contro le riserve dell’Udinese gli concede gli unici dieci minuti dall’inizio della sua avventura a qui. Probabile parta a gennaio e probabile che se nessuno dei due tecnici lo faccia giocare qualche limite palese sia venuto fuori in allenamento.
Sì, sì lo sappiamo, la Juventus ha ceduto al Bornemouth per 18 milioni Huijsen che dopo un anno l’ha venduto al Real Madrid per 60. Ed è anche vero che Lloyd Kelly è stato acquistato dal Newcastle per 18 milioni che sei mesi prima l’aveva preso a parametro zero proprio dal Bornemouth. E sì è anche vero che i primi sei mesi a Torino sono thrilling. Lui però lavora, si applica, ha possibilità di giocare con continuità e alla fine emerge. Quest’anno ha dimostrato di essere un signor difensore, sia da braccetto sinistro che da centrale nella difesa a tre, e di poterci stare alla grandissima nella Juventus, diventando fondamentale sia con Tudor che con Spalletti. Fisico imponente, sinistro delicato e anche qualche gol come ciliegina sulla torta.
Preso a gennaio per 15 milioni sembra un oggetto misterioso, uno di quelli che non vedrà mai il campo per andare via. Tudor poi lo butta in campo, lui all’inizio fatica ma poi dimostra di poterci stare alla grandissima. In estate fa un grande Mondiale per club, ma poi viene ceduto in una sorta di scambio-non scambio con Joao Mario lui davvero oggetto misterioso. La sensazione è di aver perso un calciatore potenzialmente molto importante, che a Porto sta facendo valanghe di assist. Allo stesso modo però la sensazione è che questo sacrificio sia stato fatto per arrivare a Conceicao.
Prodotto del vivaio, Thiago Motta lo promuove praticamente a titolare e lui lo ripaga anche con due reti. Parte forte ma poi si spegne e piano piano dimostra di non poter proprio giocare a questi livelli. Sebbene in fase propositiva abbia anche talento, dietro è un disastro, non sa fare una diagonale e perde sempre l’uomo. La follia arriva quando Tudor, sebbene con tanti infortunati, decide di farlo giocare centrale nella difesa a tre. Ottima solo la plusvalenza fatta in estate quando è stato ceduto al Nottingham Forest.
Tim Weah è sicuramente un grandissimo rimpianto per la Juventus, costretta a giocare con McKennie esterno per averlo ceduto. Eppure l’anno scorso aveva fatto molto bene, segnando diversi gol e crescendo rispetto alla deludente prima stagione. La necessità di fare una plusvalenza importante porta i bianconeri ad avvallare la cessione al Nottingham Forest senza il suo consenso, questo rompe il rapporto col calciatore che punta i piedi per andare al Marsiglia da Roberto De Zerbi. Alla fine l’ha vinta lui, ma quanto ci avrebbe fatto comodo ora.
Se il 2024 è stato da 8 per Andrea, il 2025 ha sancito una frenata impensabile e vogliamo punirlo perché sappiamo il suo valore. Quell’offerta folle del Manchester City gli ha montato la testa? Difficile dirlo, fatto sta che da quel momento ha smesso di fare l’esterno, cosa che sa fare benissimo, e ha deciso di provare a emulare Juan Sebastian Veron con tanto di fascia bianca sul ginocchio. L’idea è che si possa ancora recuperare, ma che debba smetterla di pensare di essere un fantasista e che torni a fare quello che sa fare meglio e cioè i cross e le galoppate sulla fascia.
Koopmeiners è una battaglia persa? Per ora sì, arrivato un anno e mezzo fa per 60 milioni dall’Atalanta come uno dei centrocampisti più forti d’Europa, gioca in ogni posizione del campo e lo fa allo stesso modo con giri del motore bassi, con poca intensità, con poca cattiveria. Spalletti lo riporta alle origini, facendolo giocare da braccetto sinistro come accadeva in Olanda a inizio carriera. Lì forse fa un pelino meglio, ma nemmeno troppo. Un rebus che nel 2026 si dovrà provare a risolvere anche perché se si continua così si registrerà una minusvalenza da brividl.
Torna in punta di piedi in estate dopo un prestito al Genoa anche prolifico e si fa male subito, altrimenti probabilmente sarebbe passato al Napoli di Antonio Conte. Tudor non fa in tempo a lanciarlo, invece Spalletti dimostra di crederci e fa bene. La sensazione è che possa riprendersi la Juve perché lì in mezzo è quello con maggiore qualità. Il talento però ha bisogno di continuità e se arriva un altro centrocampista potrebbe anche uscire.
Sempre criticato, Manuel Locatelli è figlio di un serio equivoco. Tutti si aspettano da lui che faccia il regista, quando regista non lo è proprio ma si sacrifica a farlo per la causa. Gioca molti palloni, anche se a volte è vero che sono decisamente scolastici, riesce a tenere alta la tensione quando necessario da vero campione e si prende le sue responsabilità come il calcio di rigore di Venezia che porta la Juventus in Champions League, cosa fondamentale a livello economico oltre che sportivo. Ogni anno chiude come migliore per dati nel numero di palloni rubati della squadra, un calciatore prezioso, non un super campione, ma un ottimo giocatore. E Spalletti lo sta facendo crescere ancora.
Ogni anno è a un passo dall’andare via, ogni anno poi diventa titolare inamovibile con gli allenatori, tutti, che inventano un ruolo pur di farlo giocare. Ha tempo e inserimento, gol e intelligenza tattica oltre grande voglia di mettersi a disposizione del mister. Non eccelle probabilmente in nulla, ma fa tutto molto bene ed è una risorsa infinita per chi lo ha a disposizione. Mezzala, terzino, centrale, trequartista, addirittura falso nove, speriamo rimanga per continuare la sua avventura in bianconero.
Keph era partito fortissimo nella scorsa stagione per poi però vivere un’involuzione profonda figlia anche di qualche problema muscolare. È un potenziale crack e deve trovare la forza di tirarlo fuori al momento giusto. La galoppata è il suo pezzo forte, il gol contro l’Empoli in Coppa Italia è un pezzo di rara bravura che vorremmo vedere molto più spesso per non farlo diventare un fatto isolato. Speriamo di vederlo tornare ai suoi standard, perché ha tutto per essere tra i migliori al mondo. Finora però non l’ha dimostrato del tutto.
Diciamolo il gol contro l’Inter ci ha fatto godere tutti e ci ha fatto sperare di veder nascere un nuovo campione, come ai tempi in cui esplose Pogba. Tutte le opportunità arrivate dopo quella rete, non poche, hanno fatto però fatto pensare a una casualità. Non ne azzecca una e spesso finisce per essere sostituito anzitempo, poi con Spalletti praticamente sparisce. La sensazione è che delle potenziali ci siano pure, ma che lui debba andare a giocare in prestito per crescere.
Arrivava come miglior centrocampista della Premier League per una cifra folle attutita dalle contropartite Barrenechea-Iling Jr. Non entra mai in forma, sembra un oggetto misterioso, causa un paio di rigori evitabili e non incide praticamente mai. Resta la situazione che avrebbe fatto più comodo lui di Koopmeiners in questa stagione, ma anche i tanti infortuni e una pigrizia che non si possono dimenticare.
Dopo un anno in prestito al Fenerbahce viene confermato da Igor Tudor che però non lo usa praticamente mai. Spalletti gli da fiducia, lui ripaga subito con un gol ma anche con qualche errore di troppo che lo rimette ai margini. Resta il fatto che è un calciatore utile e che in rosa può tornare utile, anche se per fare il titolare deve scorrerne di acqua sotto i ponti.
Rapido, tecnico, ogni volta che gli danno palla matematicamente salta due avversari. Spesso però sbaglia l’ultima scelta e questa potrebbe essere la differenza tra un ottimo giocatore qual è e un campione al quale aspira a diventare. Spesso non è aiutato dagli attaccanti che non riempiono l’aria, ma lui è troppo bravo nel saltare l’uomo per poi non riuscire mai a completare assist e gol. Nonostante questo è il giocatore più letale della Juventus, a parte Yildiz, e quello che può fare la differenza con una giocata. La sensazione è che lo vedremo ancora a lungo alla Juventus.
Arrivato per una cifra folle dalla Fiorentina non incide mai, spesso Tudor e Motta lo preferiscono a Conceicao per la sua maggiore applicazione difensiva ma Perisic ancora ride per come gli passa alle spalle in Champions League. Senza dimenticare gli infortuni muscolari che lo tormentano da sempre. Quello che appare evidente è che è un calciatore con talento, ma che quel talento non serva proprio a un bel niente. La cessione all’Atletico Madrid è un capolavoro di Comolli, ma un nuovo infortunio potrebbe non far scattare il riscatto obbligatorio coi colchoneros. Vedremo.
Pagato poco, arriva con nove mesi di stop alle spalle e un talento incredibile già dimostrato pure in Champions League. Proprio l’infortunio che ha portato alla pubalgia cronica lo fa svalutare, la Juve ci scommette e i tifosi lo aspettano. Buttato dentro sempre a 10′ dalla fine spesso è devastante, anche se poi quando tutti lo invocano titolare e Spalletti lo lancia col Pafos arranca. La sensazione qui è una certezza, difficilmente tornerà a essere giocatore da 90 minuti. Peccato perché il talento c’è.
Mbangula fu lanciato a fine 2024 da Thiago Motta un po’ a sorpresa e lui ripaga con un gol dopo 15 minuti. Non ruba mai l’occhio, ma regala diversi gol importanti come quello che porta la Juve a vincere a Torino, nei sedicesimi di finale di Champions, contro il Psv. Salta sempre l’uomo e ha molti gol nelle gambe, la Juve lo cede al Werder Brema per fare plusvalenza, ma se ne pentirà già dopo poco.
Non gli diamo un 10 perché ancora deve trovare continuità, visto che per un paio di mesi è andato a due motori e cioè bene in un tempo e assente in un altro. La gara svolta pare essere quella contro il Bodo Glimt dove Spalletti lo lascia fuori, quando lo mette dentro all’intervallo lui però impatta in maniera devastante e da quel momento non si è più fermato. Destro e sinistro, assist e gol, può diventare davvero uno dei più grandi giocatori della storia della Juventus, ammesso che sia anche lui a volerlo.
Parte da oggetto misterioso, poi ogni tanto vede il campo ma sembra protagonista di una maledizione. Si sblocca contro il Bodo, poi ricala e torna in panchina. Nelle ultime due gare contro Bologna e Roma però abbiamo visto un altro calciatore, rapido e tecnico che fa la differenza. Al di là del gol contro i giallorossi sembra aver svoltato la sua stagione e noi crediamo in lui, anche perché ne abbiamo bisogno.
Quest’estate doveva andare via, ma nemmeno in terza categoria l’hanno cercato. Pronto a fare brand con una manica lunga e una corta, segna qualche gol e tutti tornano a paragonarlo a Marco Van Basten. Lui però fa di tutto per farsi odiare con atteggiamenti che non sono mai prolifici per la squadra. Quando entra a gara in corso ha cattiveria e segna, quando parte titolare sparisce. Ancora ci chiediamo, dopo 4 anni dal suo arrivo a Torino, come possa essere costato 80 milioni uno che non sa stoppare un pallone e come sia arrivato a diventare uno dei paperoni del calcio con 12 milioni di stipendio l’anno. Si infortuna e sparisce dai radar, senza di lui 6 vittorie in 7 partite come non accadeva probabilmente dai tempi di Bettega. Un caso? Non crediamo.
Foto in borghese per un calciatore straordinario che da oltre 500 giorni non veniva convocato prima della panchina contro la Roma e il sogno di rivederlo abile e arruolabile. Dispiace, perché gli infortuni hanno stroncato un vero talento.
Arriva a gennaio e segna cinque gol nelle prime tre partite, facendo dimenticare a Vlahovic cosa voglia dire partire da titolare. Gioca sei mesi da protagonista poi in estate rimane per il Mondiale e continua a segnare. Subito dopo la nuova competizione inizia un lungo tira e molla che non porta a nulla. Il Psg vuole cederlo in prestito con obbligo di riscatto, la Juve si impunta sul diritto e poi è costretta a ripiegare su Openda all’ultimo minuto della sessione di calciomercato. Alla fine i transalpini lo cedono in prestito secco al Tottenham, oltre il danno pure la beffa.
Più di 100 gol nelle ultime quattro stagioni, grandissima stima internazionale, su di lui tutte le big ma Iceman alla fine sceglie la Juventus. Parte titolare alla prima col Parma e la decide con un gol da attaccante vero, il match dopo si divora un gol a porta vuota col Genoa e inizia l’incubo per lui perché Vlahovic entra al suo posto e segna. Non trova più continuità e spazio, anche se segna due reti in Champions contro Bodo e Pafos. L’attenuante è che davvero non ha avuto mai la possibilità di fare più di due partite da titolare, anche se c’è da dire che sembra piuttosto intristito, non morde il campo quando entra e a volte sembra spaesato. Serve lavorare sulla testa più che sui piedi e la tattica, perché i movimenti sono da bomber vero l’atteggiamento molto meno.
Dura tre mesi il 2025 di Thiago Motta sulla panchina della Juventus, tre mesi di disastri, arroganza, presunzione, tre mesi di zero idee e tante chiacchiere. Una delusione che porta persino Cristiano Giuntoli, che tanto lo aveva voluto, a esonerarlo perché la Champions League con lui non sarebbe arrivata. Lascia con due sconfitte shock contro Atalanta e Fiorentina e l’idea, finalmente, che forse davvero era meglio Max Allegri.
Dopo una decina d’ore dalla chiamata per venire alla Juventus arriva a Torino da Spalato con la macchina, un viaggio tutto di fila per coronare il sogno, prima solo sfiorato, di guidare la sua Juve. Lo fa da condottiero, dando alla squadra forza e vigore, tenacia e voglia di fare. Subito si vedono i risultati e ottiene una qualificazione alla Champions League che i suoi meritavano. Poi entra nel circo della confusione bianconera e viene messo alla porta prima per arrivare a Conte e poi per arrivare a Gasperini, non gli fanno il mercato che vuole (avrebbe voluto conferme di Alberto Costa e Kolo Muani) facendolo rimanere come ripescato di lusso. Di certo questo non fa bene alla sua esperienza da tecnico a Torino, ma altrettanto vero è che lui ci mette molto del suo. Giocatori fuori posizione, Kalulu esterno a cinque su tutti, tatticismi eccessivi, zero gioco, involuzione di leader tecnici, scelte incomprensibili e l’ostinazione, forse anche un po’ arroganza, di aver insistito sempre sulle sue idee senza sfruttare il materiale che aveva a disposizione. Sufficienza perché comunque l’obiettivo l’ha centrato nella prima stagione, ma è finita come peggio non si poteva immaginare e poi da juventino, Igor, diciamocelo ci aspettavamo le dimissioni e non uno stop pagato a spese dei bianconeri che seppur lecito proprio da tifoso non è stato.
Arriva osannato dal pubblico e inizialmente anche lui sembra essere diventato protagonista di un’involuzione senza idee che fa paura. Sembra confuso, ancora infastidito dall’esperienza negativa in Nazionale. Sembra snaturarsi, non aver coraggio, e i pari contro Toro e Fiorentina sono figli di una Juve che non vuole tornare a giocare. Col Napoli poi la scelta di schierare Yildiz falso nove è un flop che lui stesso confessa e per quale chiede scusa. Poi però scatta qualcosa di inspiegabile e di fronte alle difficilissime gare contro Bologna e Roma riesce a fare non solo sei punti, due vittorie di fila, ma anche a giocare con una qualità che non si vedeva da anni a Torino. Questo fa ben sperare, anche se la strada è molto lunga, ciò che è evidente però è che la sua mano già ce l’ha messa.
Siamo alla vigilia di Juventus-Cremonese, diventa interessante andare ad analizzare quelle che sono le probabili…
Ecco l'intervista a Michele Serena all'interno della rubrica "What if" di JuveLive. Il calciatore è…
Luciano Spalletti ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della gara Juventus-Cremonese che si giocherà…
Nelle ultime settimane si è parlato del possibile scambio tra Juventus e Milan sul calciomercato…
Continuano gli approfondimenti di calciomercato di JuveLive sulla sessione di riparazione di gennaio. Ecco i…
Thiago Almada è uno dei nuovi calciatori nel mirino della Juventus, durante il calciomercato di…