C’è una domanda che, inevitabilmente, torna a bussare alla porta della Juventus: e se il problema non fossero stati soltanto gli attaccanti, ma il modo in cui sono stati messi nelle condizioni di rendere?
Il tema è tornato d’attualità dopo l’inizio di stagione degli ex bianconeri. Dušan Vlahović, Loïs Openda e Jonathan David, tre giocatori che nella passata stagione hanno vissuto momenti complicati a Torino, stanno trovando continuità realizzativa lontano dalla Juventus. Un dato che, preso singolarmente, non può essere sufficiente per emettere sentenze, ma che diventa inevitabilmente materia di riflessione quando una squadra decide di cambiare completamente il proprio reparto offensivo.
La Juventus ha scelto di voltare pagina. Vlahović è partito, così come Openda e David. Al loro posto è arrivato soprattutto Randal Kolo Muani, confermato dopo la precedente esperienza, mentre l’ultimo colpo del mercato ha portato a Torino Nick Woltemade, arrivato dal Newcastle in prestito fino a giugno 2027.
Il paradosso degli ex
La questione non riguarda soltanto i gol segnati. Nel calcio, infatti, il rendimento di un attaccante è inevitabilmente legato al contesto: sistema di gioco, compagni, fiducia dell’allenatore, minutaggio e caratteristiche della squadra possono cambiare radicalmente la valutazione di un giocatore.
Lo scorso anno la Juventus aveva investito molto sul proprio attacco. David era arrivato a parametro zero dopo una lunga esperienza da protagonista al Lille, Openda era stato acquistato dal Lipsia con l’obiettivo di aggiungere profondità e velocità, mentre Vlahović rappresentava ancora il riferimento centrale dell’attacco. Eppure il reparto non riuscì a trovare una vera continuità. I numeri della stagione 2025/26 raccontano un rendimento tutt’altro che esaltante: David ha chiuso con 8 gol complessivi, Vlahović con 8 e Openda con appena 2.
Il problema, quindi, esisteva. Ma oggi il calcio presenta alla Juventus una situazione curiosa: quegli stessi giocatori, una volta usciti da Torino, sembrano aver ritrovato parte di quella leggerezza che era mancata in bianconero.
Non significa automaticamente che la Juventus abbia sbagliato tutto. Significa, però, che vale la pena chiedersi se alcune difficoltà fossero esclusivamente individuali oppure se fossero anche figlie di un contesto che non riusciva a valorizzare pienamente le caratteristiche dei propri centravanti.
Il vero interrogativo e adesso?
Ed è qui che entra in gioco il presente.
La Juventus ha deciso di affidarsi a Kolo Muani e Woltemade. Una scelta che dovrà essere giudicata sul campo e non sulla base dei primi risultati.
Kolo Muani conosce già l’ambiente bianconero e nella sua prima esperienza aveva mostrato lampi importanti, realizzando 10 gol in 22 presenze. La Juventus ha deciso di puntare nuovamente su di lui, trasformando il precedente prestito in un’operazione definitiva.
Il problema è che, almeno in questo avvio, il francese non ha ancora dato le risposte che ci si aspettava. Lo stesso Luciano Spalletti ha chiesto pubblicamente maggiore concretezza, sottolineando la necessità di trasformare le occasioni in gol.
Poi c’è Woltemade, un profilo completamente diverso. Il tedesco arriva dal Newcastle dopo una stagione nella quale ha segnato 11 gol e fornito 6 assist in tutte le competizioni, ma anche dopo un’annata caratterizzata da prestazioni altalenanti. Prima dell’esperienza inglese, a Stoccarda aveva invece realizzato 18 gol in 36 partite, mostrando quelle qualità che hanno convinto la Juventus a scommettere su di lui.





