polemiche Inter-Juve
Orsato in Inter-Juventus © Getty Images

Non si spengono le polemiche per Inter-Juventus. La sconfitta del Napoli a Firenze riaccende gli animi.

Va bene tutto. Ci stanno le enormi polemiche dopo Inter-Juventus. Ci sta la rabbia per una sconfitta inaspettata, per una stagione nella quale non si stanno raccogliendo i frutti sperati, per una prestazione deludente. Ci sta l’antagonismo e anche il senso di appartenenza. Ma qui si sta andando oltre. Quello a cui stiamo assistendo è un delirio collettivo, un’istigazione continua che trova terreno fertile nell’analfabetismo funzionale e nell’ignoranza dilagante attraverso i social. L’odio conclamato e comune verso una Juventus vincente unisce le masse, incapaci di un giudizio davvero critico ed obiettivo. Il Napoli perde a Firenze, i bianconeri risalgono a +4 nella classifica della Serie A: tanto basta per ritirare fuori tutte le manie di complottismo che il gol di Koulibaly a Torino aveva convenientemente spento.

L’ultimo episodio di “Lacrime Napoletane”, la telenovela più seguita dagli appassionati di calcio, narra di polemiche dopo Inter-Juventus per un match dallo svolgimento irregolare. Si comincia dallo scandalo suscitato dalla mancata espulsione di Pjanic, fino a arrivare all’indignazione per il labiale di Tagliavento. Il filmato diventa virale, orde di antijuventini dal dubbio corredo sinaptico cominciano a condividere il video incriminato in cui il quarto uomo, secondo il loro parere, pronuncerebbe in campo la frase “recupero e poi vinciamo”. E tutti in coro: “Sì, eccola la prova regina. Finalmente ora tutta Italia può vedere che gli arbitri tifano Juventus. Complotto! Campionato falsato”. Tranne poi scoprire, con una più “normale” interpretazione del movimento della bocca di Tagliavento che quest’ultimo pronuncia la frase più naturale possibile nel ruolo che ricopre. Siamo alla fine del primo tempo e proprio lui, il quarto uomo che, udite udite, ha il compito di gestire la lavagna luminosa, dice chiaramente “Col recupero che facciamo?”.

Polemiche Inter-Juve: l’onestà ad intermittenza degli antijuventini

Basterebbe impiegare la stessa energia che si impiega per digitare “Ladriiiii!!!1!!!” sulla tastiera per aguzzare la vista e scoprire improvvisamente che dietro un labiale sospetto non c’è altro che una domanda legittima. E che alla Juventus sarà mancata l’espulsione di Pjanic, ma mancano anche due rigori non assegnati (uno su Matuidi e uno su Higuain). Perché è facile, estremamente semplice cercare l’appiglio che giustifichi il proprio fallimento, la scusa che nasconda la disfatta. Trovare un colpevole per evitare di ammettere l’errore, la sconfitta. Molto più facile indignarsi per gli episodi dubbi a favore della Juventus, e girare la testa dall’altra parte quando il “regalo” l’arbitro lo fa al Napoli con Crotone e Bologna. La legge dell’antijuventino recita così: “Giuro solennemente di polemizzare per ogni situazione che avvantaggia la squadra bianconera. Giuro solennemente di approfittare e tacere quando invece la situazione avvantaggia tutte le altre squadre. Noi possiamo godere del favore, la Juventus no.”

Il Napoli giustifica la sconfitta: “Abbiamo sentito la pressione della Juve”

Mentre il popolino si solleva, cominciano a fioccare le solite scuse sulla mancata contemporaneità nello svolgimento delle partite di Serie A. Il Napoli perde rovinosamente a Firenze ed è subito “sindrome da post vittoria bianconera in Inter-Juventus“. Perché poi vuoi mettere il dover giocare sapendo che la tua diretta rivale per la lotta scudetto ha vinto e che quindi devi vincere per forza? Sorprendente come c’è chi pensi di “non dover vincere per forza” a 4 giornate dalla fine di un campionato in cui sei secondo in classifica ad 1 punto dalla capolista che hai appena battuto con tanto di caroselli e festeggiamenti (giusto un tantino esagerati e affrettati, eh). Però restano delle alternative: il Napoli può rispondere all’invito dell’inviperito Real Madrid di andare a giocare nella Liga spagnola oppure può sempre ingegnarsi creando un campionato a squadra singola in cui non sente “la pressione degli altri risultati” e non rischia nemmeno di arrivare eterno secondo. Oppure resta l’alternativa più sana, ma forse meno conveniente per i tifosi del “bel giuoco”: rendersi semplicemente conto che, indipendentemente dall’esito di Inter-Juventus, non è stato nessun complotto di palazzo a lanciare Simeone nella porta del Napoli. Per ben tre volte.

Alessandra Curcio

 

 

 

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