Juventus, sentenza storica in arrivo: fa tremare il “Palazzo”

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Juventus, oggi sarà il giorno della verità: questa sentenza potrebbe rivelarsi epocale nella storia sportiva del Paese.

Tutto è iniziato nel 2011, quando Antonio Giraudo è stato ufficialmente radiato dalla Federcalcio. Per via, come si ricorderà, per gli sviluppi legati alla nota vicenda di Calciopoli. Oltre un decennio è trascorso da quel giorno, ma il sipario su questa intricatissima vicenda non si è ancora abbassato.

LaPresse

L’ex dirigente della Juventus ha ottenuto un piccolo successo nel 2021, nel momento in cui la Corte europea dei diritti dell’uomo ha considerato ammissibile il ricorso che lo stesso aveva presentato nel marzo 2020. Gli aveva quindi riconosciuto la violazione dei diritti della difesa, alla luce del fatto che solo 7 giorni gli erano stati concessi per esaminare le 7mila pagine di atti prodotti e che il processo si stava protraendo troppo a lungo.

Quella di oggi potrebbe essere, quindi, una data storica. Giraudo, insieme ai suoi legali, potrebbe cambiare per sempre la giustizia sportiva, proprio grazie al ricorso presentato relativamente alla condanna subita per effetto dei processi sportivi di Calciopoli.

Juventus, è il giorno della verità: cosa potrebbe succedere

Il ricorso si basa su un presupposto fondamentale: che l’ordinamento sportivo italiano non sia compatibile, cioè, con quello dell’Unione Europea.

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Muove le fila, ancora, dal fatto che la radiazione subita dalla Federcalcio possa essere in contrasto con il principio di proporzionalità della pena. Si tratta in effetti di una sorta di “equivalente” dell’ergastolo, poiché comporta l’esclusione a vita dal settore del calcio professionistico. Cosa che lede, secondo la difesa, il diritto di Giraudo di lavorare.

Non resta che capire cosa, verosimilmente, possa accadere oggi. Giraudo potrebbe non ottenere la riscrittura completa delle sentenze di Calciopoli, ma la sua vicenda potrebbe comunque favorire un ripensamento della giustizia sportiva. Anche solo il riconoscimento di alcuni punti del ricorso potrebbe rappresentare, infatti, una vittoria “morale”.