Esclusione dal campionato: UFFICIALE, bordata alla Juve

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Esclusione dal campionato, l’amministratore delegato si scaglia anche contro il club bianconero: “Ha ragione Gravina”.

Un refrain che ascoltiamo quasi ogni anno, quello della riduzione del numero di squadre in Serie A, da 20 a 18. Un cambiamento invocato soprattutto da una larga fetta di appassionati, convinti che il “taglio” possa rendere più competitivo il campionato. Niente più gare “scontate” nella seconda parte della stagione, nessun rischio (o comunque ridotto) che le squadre che già a marzo hanno la salvezza in tasca si rilassino eccessivamente “compromettendo” il torneo.

Esclusione dal campionato: UFFICIALE, bordata alla Juve
– Juvelive.it (Lapresse)

Ma c’è ovviamente pure chi ritiene che riducendo il numero delle partecipanti alla Serie A si proceda verso un campionato meno “democratico”, un provvedimento che privilegia le big e non le piccole realtà, il sale di questo sport. Insomma, è un argomento che divide: lo ha fatto anche in una delle ultime assemblee di Lega, lo scorso febbraio, in cui ha avuto luogo una votazione per decidere se procedere con la riduzione o meno. Con soli quattro voti a favore – di Inter, Juventus, Milan e Roma – la proposta non è passata, tramontando forse per sempre (?). Sulla vicenda è tornato oggi Adriano Galliani, amministratore delegato del Monza ed ex dirigente del Milan berlusconiano.

Esclusione dal campionato, Galliani polemico nei confronti delle big

Galliani, sentito a margine delle audizioni davanti alla Commissione Cultura e istruzione del Senato sulle “Prospettive di riforma del calcio italiano”, non è stato tenero né con la Juventus né con il suo ex club.

Galliani blinda Colpani e Di Gregorio fino a giugno
Adriano Galliani ©LaPresse

“Condivido integralmente la relazione del presidente Gravina – ha detto alla Gazzetta dello Sport – Bisogna pensare che cosa fare. I contrasti interni al sistema nascono e si acuiscono quando quattro big, Milan, Inter, Juventus e Roma, hanno pensato che attraverso l’abolizione del diritto di intesa tra Federazione e Lega si potesse cambiare il formato della Serie A da 20 a 18. Quindi nella maggioranza dei club è nata la convinzione, poi rivelatasi errata, che il presidente federale fosse d’accordo con questa posizione”.