Michele Padovano è stato protagonista della nostra rubrica “Leggende Bianconere”, parlando di alcuni aspetti della sua storia a Torino in bianconero.
Andiamo dunque a leggere più da vicino alcuni aspetti salienti del racconto del centravanti.
L’ARRIVO ALLA JUVENTUS – “La trattativa per venire alla Juventus nacque da prestazioni importanti contro la Juventus che fui attenzionato da Luciano Moggi, artefice del mio contratto. Mi conosceva e mi disse che mi avrebbe fatto il contratto giornaliero perché ero testa di c***o, ma gli dissi che sarei cambiato. Mi convocò in sede per rinnovarmi il contratto lui in persona. Mi piaceva divertirmi e ogni tanto andavo oltre le righe, ma dopo aver visto l’ambiente Juve mi misi apposto per i professionisti che c’erano. Così ho ottenuto dei risultati importanti ascoltando i consigli di Moggi”.
L’IMPATTO – “Va dato merito a quel club di aver costruito un’ossatura importante di calciatori molto forti che aiutavano l’inserimento degli altri. Ringrazierò per sempre la proprietà e i compagni dell’epoca che mi aiutarono nell’inserimento, una squadra che fece tre finali di Champions di fila. Credo sia questo che ha fatto la differenza, un gruppo di ragazzi forti che aiutavano l’inserimento di altri ragazzi che arrivavano“.

LA CHAMPIONS VINTA, IL GOL COL REAL MADRID E IL RIGORE – “I ricordi del gol contro il Real Madrid sono indelebili. Quando fai questo mestiere sei un privilegiato, fai una cosa che ti piace veramente e io l’ho fatto nella Juventus dove ho vinto tutto quello che c’era da vincere. Quando sono arrivato alla Juve è scattato un meccanismo in cui mi dicevo che non ero inferiore a nessuno e dunque dovevo trovare la forza per essere utile alla squadra. Per il bene che voglio alla Juve mi auguro che possano ricostruire qualcosa di simile, i tifosi sono abituati a vincere. I rigori? Sin dalla mattina Lippi mi disse che avrebbe fatto giocare Ravanelli, che sarei stato decisivo e utile alla fine. Avevo giocato semifinale e i quarti e la cosa mi fece inca**are, ma lui fu bravo a tenermi nel gruppo. Io i calci di rigore li ho sempre tirati e siamo stati bravi a vincerla”.
L’ADDIO ALLA JUVE – “L’infortunio che ho subito in nazionale ad aprile del 1997 fu davvero brutto, mi strappai il quadricipite. Mi hanno aspettato, ma erano arrivati altri calciatori e io avevo intuito che lo spazio per me era diventato minimo se non quasi nullo. Insieme a Moggi, con cui ho ancora oggi uno splendido rapporto, decisi che potevo andare via, ma mi disse che in Italia non mi avrebbe ceduto in Italia”.





