Anastasi, la Sla e l’ex pm Guariniello: «Nel calcio nessuna collaborazione»

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La morte di Pietro Anastasi ha riacceso i riflettori sulla Sla, trattata in maniera molto dettagliata dal pm Guariniello. In Italia 32 decessi di sportivi.

Pietro Anastasi (foto Juventus Fc)
Pietro Anastasi (foto Juventus Fc)

La morte di Pietro Anastasi, indimenticata campione bianconero, ha riacceso i riflettori sulla Sla. E’ l’ennesimo decesso dovuto alla sclerosi laterale amiotrofica, il pluriscudettato ex attaccante bianconero aveva 71 anni. A parlare di nuovo della terribile malattia è l’ex pm Raffaele Guariniello. Durante la sua carriera di pubblico ministero si occupò della famigerata relazione col mondo del calcio. Fu autore di un prezioso studio epidemiologico su un campione di 24 mila calciatori italiani di Serie A, B e C dalla stagione ’59-60 a quella ’99-2000. La ricerca, ripresa dall’Istituto Mario Negri di Milano, emise una sentenza terrificiante. In Italia i calciatori si ammalano di Sla di più e prima delle altre categorie professionali.

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La carriera del pubblico ministero

I tifosi della Juventus conoscono molto bene l’ex pm che presiede la Ccommissione amianto del Ministero dell’Ambiente. Stavolta il compianto Anastasi e la Sla non c’entrano nulla con Guariniello. Era infatti il magistrato del processo sui presunti farmaci che il club bianconero somministrava. Un processo penale finito il 30 marzo 2007. La sentenza della Cassazione conferma l’assoluzione, sancita nel processo d’appello, dall’accusa di pratica dopante attraverso la somministrazione di eritropoietina umana recombinante (EPO). Annullò in parte le sentenze di assoluzione in secondo grado circa la somministrazione di medicinali vietati diversi dall’EPO.

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Pietro Anastasi (foto Juventus Fc)
Pietro Anastasi (foto Juventus Fc)

Anastasi, la Sla e Guariniello

«La mia speranza, mentre la casistica purtroppo cresce, è che sia maturata la consapevolezza dell’ ambiente – dice Guariniello al Corriere della Sera -. Trovare il nesso tra calcio e Sla è importante ai fini della prevenzione. Io lavorai da solo, in un clima sconsolante. Con una perplessità che non mi ha mai abbandonato: benché non si possa pensare che la Sla sia una malattia solo dei giocatori italiani, il mio studio non ebbe seguito in Europa. Provai a sensibilizzare Michel Platini all’Uefa, da noi Damiano Tommasi sembrava molto interessato, ma non ci fu seguito. Sarebbe stato interessante, invece, incrociare i dati». I casi fin qui accertati di Sla nel calcio italiano sono 32.