“L’Inter ha barato”: la ‘sentenza’ ribalta lo Scudetto

0
65

Parla l’ex tecnico e opinionista, dando la sua opinione in merito alla questione: ecco cosa ha detto, i dettagli.

Arrigo Sacchi, noto ex allenatore, che ha fatto la storia alla guida del Milan, ora anche noto opinionista ha commentato la situazione relativa alla Serie A, in particolar modo si è anche soffermato sulla situazione dell’Inter, ecco cosa ha detto a tal proposito.

Esclusione Inter dal campionato: l’esposto riscrive la corsa Scudetto
Zhang, presidente dell’Inter (Lapresse) – Asromalive.it

Arrigo Sacchi, come riportano da ‘Calciomercato.com’, al ‘Corriere Adriatico’ in occasione della presentazione del suo libro ‘Il Realista Visionario‘ ieri sera al Federico II di Jesi ha parlato così: “La tendenza in Italia sta diventando quella di voler arrivare all’obiettivo da furbi, non è giusto. Bisogna uscire da questa situazione altrimenti resteremo sempre in questo stato di crisi. Vincere facendo i debiti significa barare. L’Inter sta barando? Sì“.

Sacchi e la stoccata ai nerazzurri: “Vincere con i debiti significa barare”

Esplode il caso prima di Milan-Juventus: “Leao fuori”
Arrigo Sacchi ©LaPresse

Ma tra i tanti argomenti, si è parlato anche del tecnico dei nerazzurri, Simone Inzaghi, elogiato dall’ex allenatore per la sua – attuale – carriera alla guida dell’Inter, ecco cosa ha detto Sacchi a tal proposito: “Lui si è evoluto, è cresciuto tantissimo. Credo sia sulla strada giusta. Dispiace solo per quella partita contro l’Atletico Madrid persa in Champions League. Le squadre spagnole vanno aggredite, a un certo punto si è schierato con sei difensori consegnandosi all’avversario”. 

Poi Sacchi ha chiuso sull’attuale ct della nazionale, Luciano Spalletti: “È come me, può fare bene. Mi rivedo tanto in lui, ma non è il solo. Apprezzo Sarri, Gasperini, Italiano e Pioli. In Italia oggi si punta tutto sulla tattica, si aspetta solo l’errore dell’avversario. I padri fondatori inventarono il calcio come sport offensivo e di squadra, in Italia lo abbiamo trasformato in individuale e difensivo. Siamo al paradosso. Il bravo allenatore dona un gioco, aiuta i calciatori a diventare più bravi, è un regista aggiunto. Negli Anni Ottanta avrei potuto allenare l’Ancona, ma mia moglie fu decisiva per andare al Parma”.