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Juventus, Pirlo rivela: ”Fui a un passo dal Barcellona”

Andrea Pirlo (getty images)

 

PIRLO JUVENTUS BARCELLONA/TORINO – Fra qualche giorno uscirà la prima autobiografia di Andrea Pirlo, scritta col giornalista di Sky Sport Alessandro Alciato. Qualche giorno fa la Gazzetta dello Sport ha pubblicato qualche anteprima, adesso p il turno del Corriere dello Sport a pubblicarne un capitolo. Si parla del passaggio del centrocampista della Juventus dal Milan al Barcellona, sfumato per il ‘no’ dello stesso Pirlo. Ve ne proponiamo uno stralcio dove si parla dell’incontro tra il 21 bianconero e Pep Guardiola:

”Accomodati Andrea” ha detto in italiano perfetto. Non mi sono concentrato troppo su ciò che mi circondava, ma solo su chi mi aveva invitato. Guardiola era seduto in poltrona. Ha incominciato a parlarmi del Barcellona, raccontando che è un mondo a parte, un meccanismo perfetto che si è autoinventato. Indossava un paio di pantaloni scuri della stessa tonalità della cravatta, e poi una camicia bianca. Era molto elegante, esattamente come i suoi discorsi. ”Grazie per aver accettato di incontrarmi”. “Grazie per avermelo proposto”. “Da queste parti abbiamo bisogno di te”. Ecco, c’è da dire che i giri di parole non facevano parte del suo repertorio. Dopo un paio di minuti era già arrivato al dunque. Da calciatore impostava il gioco, da allenatore aveva imparato ad attaccare. Sempre con estremo stile. “Siamo fortissimi, di meglio non potrei chiedere, però tu saresti la ciliegina. Stiamo cercando un centrocampista da alternare a Xavi, Iniesta e Busquests e quel centrocampista sei tu. Hai tutte le caratteristiche giuste per giocare nel Barcellona e una in particolare: sei un fuoriclasse”. Sono rimasto spesso in silenzio durante quella mezz’ora, lasciavo parlare lui. Ascoltavo, al limite annuivo. Ero talmente sorpreso da quella chiamata e da quell’incontro che i riflessi erano rallentati, più intontito che eccitato. Scosso dalla situazione, cotto a puntino, in maniera brusca ma positiva. “Sai, Andrea, ci siamo portati avanti perché qui le cose vanno così, non si perde tempo. Ti vogliamo acquistare subito, con il Milan abbiamo già parlato, ci hanno detto di no. Ma non ci abbattiamo, siamo il Barcellona. Siamo abituati a certe risposte, però alla fine le cose quasi sempre cambiano. Ci proveremo ancora, intanto inizia a muoverti anche tu con la tua società”. Fino a quel momento nessuno aveva spifferato nulla. Nemmeno a me. Ero al centro di una clamorosa trattativa di mercato – del calcio e del lusso – senza saperlo. “Se dovessi arrivare da noi, ti ritroveresti in un posto unico. Il nostro gioiello è la Masia, il settore giovanile, un orgoglio che nessun altro club può vantare. È un orologio svizzero, un’orchestra filarmonica dove le stecche non sono ammesse né previste, ogni anno da lì arrivano calciatori già pronti per indossare la nostra maglia. I campioni ce li creiamo in casa, a parte te. È tutto molto bello, allo stesso tempo tutto molto faticoso. Anche le vittorie ti possono prosciugare”. No, proprio non me lo sarei aspettato. A forza di giocarci, ero finito dentro la PlayStation, risucchiato dal mio hobby preferito, in balia di un burattinaio con la mano fatata.“Devi venire qui, Andrea. Come giocatore mi sei sempre piaciuto, ti voglio allenare”.

Marco Orrù