Attaccante Juventus
Paulo Dybala © Getty Images

Una Juventus rinnovata sotto molti aspetti si è presentata all’appuntamento con questa nuova stagione calcistica. Una difesa da sempre rinomata come la più forte del mondo, che è calata nelle prestazioni, perdendo qualche pezzo per strada. Un attacco stellare, con fenomeni in crescita costante e doti tecniche fra cui c’è solo l’imbarazzo della scelta. La strategia bianconera si è palesata durante la sessione estiva di calciomercato Juventus, con la cessione di giocatori orientati al settore difensivo e l’acquisto di giocatori puramente offensivi. Questo piano d’attacco ha dato i suoi frutti: nelle prime quattro partite di Serie A la Juventus ha segnato 13 goal, come non accadeva dal lontanissimo 1959. Una notevole media di tre reti a match che spezza con quel gioco passato teso alla protezione e colloca la Vecchia Signora al terzo posto nella classifica delle medie realizzative europee.

 Juventus, evoluzione in attacco: dagli striminziti 1 a 0 alle triplette

La squadra pluricampione d’Italia si è caratterizzata negli ultimi sei anni per un gioco difensivo molto tenace, vanto e causa delle molteplici vittorie consecutive. La miglior difesa del campionato di Serie A che ha permesso alla bacheca bianconera di arricchirsi notevolmente. L’importante era portare a casa i tre punti, possibilmente senza prendere gol. E così, la Vecchia Signora ha collezionato ben 38 vittorie in sei anni con il risultato di 1 a 0. Oggi la musica è notevolmente cambiata. Merito di un attacco rinnovato sulle fasce, e della crescita del fantasista Paulo Dybala, che sta dimostrando sul campo di meritare la fiducia della società che gli assegnato la pesante maglia numero 10. L’attacco sorride e la difesa stenta a trovare una propria dimensione, dopo l’addio di Bonucci alla linea titolare bianconera che tanto è stata celebrata negli ultimi anni: la famosa BBC. Un cambio di rotta importante, quello deciso dalla Juventus, che si proietta in avanti, pensando meno a guardarsi le spalle. Scelta vincente? A maggio l’ardua sentenza.
Alessandra Curcio